L’olivicoltura in Italia

L’olivicoltura italiana è un mondo affascinante che cercheremo di esplorare in questo articolo.

In tutti i sistemi agricoli avanzati esiste uno stretto legame tra le fasi che conducono al prodotto finito o meglio alla sua allocazione sul mercato.

La moderna concezione di una coltivazione in senso “agroindustriale” non può prescindere, infatti, da una operatività di filiera condotta secondo obiettivi comuni. Obiettivo comune che negli ultimi anni si è sviluppato anche in olivicoltura è quello di ottenere produzioni di qualità. Appare chiaro come ormai i termini di ragionamento siano rivolti ad una visione globale e complessa di tutto il sistema produttivo.

È quindi già a livello vivaistico che si costruiscono le basi per qualcosa di definitivo.

D’altra parte è ormai ampiamente riconosciuto che in agricoltura l’attività vivaistica rappresenta la più delicata e fondamentale tra le attività produttive;

Il materiale ottenuto in vivaio, essendo un bene intermedio nella produzione agricola, assume una valenza strategica per la realizzazione degli impianti secondo gli intendimenti e le scelte iniziali e quindi per la produzione.

Pertanto, l’affidabilità del materia ledi impianto sotto il profilo “genetico”, “sanitario”, “tecnologico” e “qualitativo”costituisce il presupposto basilare per la moderna olivicoltura.

Vediamo ora di tracciare il quadro della situazione del vivaismo olivicolo italiano, con particolare riferimento a quella che è l’esperienza toscana.

La produzione media annuale delle aziende vivaistiche italiane si aggira sui 6 milioni di piante di olivo commercializzabili, per un volume di affari veramente ingente ed importante.

Buona parte della produzione è destinata al mercato nazionale. Tuttavia, nonostante la concorrenza delle produzioni di altri Paesi, i nostri prodotti sono richiesti anche all’estero.

Il mercato è orientato verso le piante più giovani (18-24 mesi).

La struttura produttiva è caratterizzata da un accentramento delle aziende vivaistiche in alcune Regioni. In particolare, più di metà delle aziende sono localizzate in Toscana, nelle zone della provincia di Pistoia (Pescia).

Queste aziende producono annualmente circa 3 milioni di piante , pari al 50% del totale nazionale. Un altro importante comprensorio produttivo che copre quasi per intero il restante 50 % della produzione è rappresentato dalle regioni meridionali (Calabria, Sicilia, Puglia).

Limitato risulta il numero delle strutture vivaistiche nell’Italia Settentrionale.

Nel nostro Paese il vivaismo olivicolo si è sviluppato soprattutto in alcune regioni per motivi storici, per condizioni ecopedologiche particolarmente favorevoli. Tuttavia la sua organizzazione, la sua struttura, il suo livello tecnologico hanno risentito profondamente anche delle caratteristiche peculiari dell’olivicoltura che ha caratteristiche strutturali estremamente eterogenee in quanto legate fortemente al clima, all’orografia, alla tradizione, al diverso ruolo dell’olivo sotto il profilo socio economico.

La programmazione, le scelte e gli investimenti dell’attività vivaistica in Italia sono rimasti collegati alle esigenze di olivicoltori operanti in realtà estremamente diverse tra loro.

A questo riguardo è necessario sottolineare come l’olivicoltura italiana sia caratterizzata da un vastissimo assortimento varietale.

La letteratura segnala 487 varietà: Leccino, Frantoio, Carolea, Coratina, Frangivento, Nocellara del Belice.

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